appunti spettinati

poche idee, molto confuse...
(few ideas, quite confused)

Parlatene, parlatene sempre.
Perché i silenzi diventano pietre.
E le pietre diventano muri.
E i muri, distanze incolmabili.

—Serena Santorelli (via pensierispettinati)

Lo storytelling della persuasione - 06 ottobre 2014

thenightreview:

[dove, oltre al resto, si parla di Zoff, a conferma di una delle poche verità universali che io conosca: i friulani son nati per soffrire]

Zoff era un giocatore che “non poteva inventar nulla e che aveva il preciso compito di distruggere le invenzioni”. E’ stato il più grande portiere che il calcio italiano abbia avuto: “noi lo percepiamo come uno che ha attraversato la perfezione, e lui si percepisce come uno che è passato da una delusione a un’altra”.
Due eccezionali letture su Dino Zoff: una sua intervista a 360° rilasciata a Malcolm Pagani su Il Fatto Quotidiano e un suo ritratto firmato da Francesco Piccolo su La Lettura
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Cose che mi piacciono #2: coccole ittiche. Checché ne dicano, da provare.

Cose che mi piacciono #1: L’ensamble gonna e camicia. Le scarpe no.

Cose che mi piacciono #1: L’ensamble gonna e camicia. Le scarpe no.

I resti di Enzo Baldoni sono tornati a casa. In questi giorni potrete leggere su di lui molte cose. Che è stato un giornalista decapitato in Iraq nel 2004. Che è stato un uomo straordinario. Cose vere, in parte, ma che non possono spiegare la complessità della sua persona.

Ho avuto Enzo Baldoni come docente di copywriting quando ero un giovane studente all’Accademia di Comunicazione. Era il professore più temuto. Uno che sapeva terrorizzarti. Se il tuo compito non gli piaceva, appallottolava il foglio e te lo tirava addosso. Se sbagliavi un accento, ti urlava contro. Se non gli piacevi come copy, non aveva problemi a dirti di cambiare mestiere. Insomma, non era una persona facile, ma aveva una sensibilità che andava oltre il suo modo di fare. Sapeva riconoscere il talento e sapeva come farlo fruttare. Se c’è qualcuno che mi ha insegnato a scrivere, questo è Enzo Baldoni.

L’ho rivisto molti anni dopo la scuola. Insieme al suo art, Maurizio Dal Borgo, formava la coppia free-lance più brava e famosa d’Italia. Io all’epoca il freelance avevo appena iniziato a farlo, ma ero orgoglioso del successo che stavano ottenendo gli Enfants Terribles. Lui con il suo sorrisino agrodolce mi aveva detto: “mi chiedevo appunto chi ci fosse dietro a un nome così fané.” Dopodiché mi aveva fatto capire che le tariffe che chiedevo erano basse rispetto alle sue, che ero troppo passivo con i clienti. Naturalmente avevo pensato “che stronzo egocentrico!”. Solo anni dopo ho capito che come free-lance mi sono sempre ispirato a lui. E se c’è qualcuno a cui devo dire grazie per la nascita e la crescita di Enfants Terribles, questo è Enzo Baldoni.

Anche la sua struttura fisica era ingombrante, come la sua personalità. Nelle serate in cui fu fondata Bolleblu (la mailing list di aiuto per freelance) era capace di stare in silenzio e ascoltare gli altri per ore e ore. Poi iniziava a parlare con la sua voce suadente. Allora sapevi che non saresti riuscito più a parlare. Era un affabulatore che non temeva concorrenza.

Enzo Baldoni era un uomo che non si trovava a suo agio nella normalità. Nella sua vita aveva fatto di tutto: dal fotografo di nera fino al traduttore di fumetti come Doonesbury. Quando aveva saputo che per permettermi l’Accademia avevo lavorato per un anno al porto di La Spezia aveva cominciato a guardarmi con altri occhi. E si era messo a chiamarmi “il camallo”.

Da quello stronzo egocentrico quale era, voleva stare sempre un passo avanti agli altri. E ci riusciva. E’ stato il primo pubblicitario che ho visto usare un Macintosh. E’ stato il primo a capire le potenzialità di internet. Ha fondato mailing list che gli sono sopravvissute: Zonker’s Zone, Creative Cafè, Bolleblu. Ha aperto un blog quando la maggior parte di noi iniziava a prendere ancora confidenza con la posta elettronica (il suo bloghdad è ancora online, fermo al giorno in cui è stata annunciata la sua morte; leggetelo se volete conoscerlo meglio). E’ stato precursore dello User Generated Content con il concorso ideato per Mac Donald’s Quanto casino per un panino, oltre che della Portfolio Night (per un lungo periodo ha dedicato tutti i suoi venerdì pomeriggio alla visione del portfolio dei giovani creativi).

E nemmeno le vacanze riusciva a fare da persona normale. Mentre gli altri pubblicitari partivano per Miami o le Maldive lui preparava il passaporto per la Colombia, per Timor Est, per l’Iraq. Da lì scriveva reportage per il Diario, la Stampa, il Venerdì di Repubblica. E lo faceva come giornalista free-lance, naturalmente. Perché quella del free-lance era la sua natura.

Ho impiegato anni per capire che tutti noi pubblicitari siamo stronzi egocentrici. Ho impiegato anni per capire che, fra tutti, Enzo Baldoni era uno stronzo egocentrico davvero fantastico.

—Mizio Ratti, Quello stronzo egocentrico di Enzo Baldoni, 20 aprile 2010 (via fantasticazioni)

(Source: mizioblog.com, via fantasticazioni)

Non possiamo scegliere le nostre ferite, ma possiamo scegliere chi ci ferirà.

—Colpa delle stelle - John Green (via pensierispettinati)

Si può essere padroni di ciò che si fa, ma mai di ciò che si prova.

Bisogna soffrire a lungo,
dopo poi le cose van bene.
(Canzone sovietica)

—Venedikt Erofeev (via pensierispettinati)

Pedretti era amico di Raffaello Baldini, altro grande poeta, erano tutti e due di Santarcangelo, e Baldini raccontava che Pedretti di solito non parlava in dialetto, ma in italiano, in casa parlava italiano, e il dialetto era una lingua che aveva imparato per strada, e i suoi primi versi in dialetto non li pubblicava neanche, anzi uno l’aveva regalato a Baldini. «Ricordo, – scrive Baldini, – che a un certo momento Nino cominciò a dirci, a dire a me a Lina, mia moglie, due versi in dialetto, due endecasillabi, campati in aria, fuori da ogni contesto, due versi che aveva acchiappato al volo, che gli erano fioriti dentro gratuitamente. Ce li diceva e ce li ripeteva, con autoironia, divertendosi e divertendoci. Il primo di questi versi era: «Mè, s’i m déss da capè, abdrébb a lèt» («Io, se mi dessero da scegliere, andrei a letto»), il secondo era: «Me l’è trent’ann ch’a chégh cumé un arlòzz» («Io sono trent’anni che cago come un orologio»).

Paolo Nori assegna un compito. Potete mandare le vostre soluzioni alla mail: paolo.nori@gmail.com.
Io adesso ci penso. (via pensierispettinati)

Scuola elementare di scrittura emiliana. Paolo Nori. Per non frequentanti c’è il libro. Ma per frequentanti è meglio. {info: googlatevi “modo infoshop”}